Corsa contro il tempo sugli Isa
di Cristina Bartelli
Gli Isa (indicatori sintetici di affidabilità fiscale) in bilico. Corsa contro il tempo per studiare la possibilità di una applicazione dello strumento solo a fini statistici. E quindi scongiurare con un’azione concreta lo sciopero degli F24 proclamato dai sindacati dei dottori commercialisti per il prossimo 30 settembre (si vede altro articolo a pagina 31). Gli esponenti politici del ministero dell’economia stanno lavorando insieme ai tecnici per trovare una soluzione. La scadenza che scotta è quella del 30 settembre per i versamenti, ma per ambienti vicini al ministero dell’economia, la soluzione di una proroga è di difficile attuazione, renderebbe incerte le stime delle entrate con la manovra da preparare e anche in tempi stretti. Tutto ruota dunque intorno al rischio del gettito.
Sì, ma quale gettito? In questi giorni, dai parlamentari di camera e senato del Movimento 5stelle è arrivata la richiesta alla Ragioneria generale dello stato di un calcolo che faccia chiarezza sul costo di una sospensione degli Isa. La richiesta è stata fatta per cercare di verificare con numeri alla mano la fattibilità della trasformazione dei nuovi studi di settore in uno strumento meramente statistico o di una applicazione sperimentale per tutto l’anno prossimo.
Il problema del pantano in cui si ritrovano oggi i nuovi Isa è che portano con sé un gettito di non poco conto: 1,8 mld di eredità dai vecchi studi di settore che nei passaggi normativi nessuno ha cancellato, più altri 1,2 mld di introiti derivati dalla spinta alla compliance con l’applicazione del nuovo strumento.
I tecnici della Ragioneria, che si pronunceranno con ogni probabilità la settimana prossima, proveranno a fare chiarezza definitiva rispondendo ai dubbi dei parlamentari pentastellati. I quali, intanto, stanno facendo pressing sul governo perché si intervenga in tempi rapidi. E hanno offerto al ministero dell’economia tre ipotesi su cui confrontarsi.
La prima, quella di più difficile realizzazione, che troverebbe però d’accordo i commercialisti, è il riconoscimento della sperimentalità degli Isa (nessun riflesso, quindi, ai fini del pagamento dell’imposte).
Anche se questa prospettiva si scontra con il doppio problema del gettito e di dove trovare in alternativa quelle risorse. La seconda opzione prevede di considerare gli Isa con punteggio inferiore al 6 ai soli fini statistici e quindi di non inserire il contribuente «insufficiente» nelle liste di controllo, mantenendo però ferma la compilazione dei quadri dichiarativi degli indici. E infine una terza proposta che mantenga l’impianto attuale ma con l’applicazione di un minor aggravio nei versamenti. In buona sostanza si dovrà versare un’imposta incrementale sull’adeguamento, un’aliquota forfettaria per gli Isa insomma, in luogo delle attuali imposte dovute.
Intanto la corsa contro il tempo per scongiurare l’astensione dal versamento degli F24 da parte dei commercialisti il 30 settembre continua.
Per il 23 settembre le 9 associazioni sindacali che hanno proclamato l’astensione, hanno indetto una conferenza stampa che si svolgerà presso la sala stampa della Camera dei deputati per spiegare le proprie ragioni.

